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日志


1月27日

SMS da bozze atto II: "Esci dal guscio!"

 

“Non volevo farti pressioni, so che non stai bene. Volevo solo che capissi che in questi giorni sono anch’io sotto pressione, perché devo prendere decisioni importanti per te, ma anche per me e dirti le cose via sms è un casino. Sei molto scostante e le cose diventano più difficili, forse è arrivato il momento di non pensare più ad una storia con te ed è ora che sia io a dire <ti lascio> ed accettare quel che mi hai detto quattro mesi fa. Se vuoi il mio aiuto dillo, poi basta…mi metto da parte e ti lascio vivere la tua vita.”

SMS rimasto tra le bozze, approfitto dell’<alto> virtuale per dar sfogo ad un po’ delle cose represse che mi stringono in un guscio dal quale mi rifiuto di uscire.

“Non penso sia solo un momento "no" il tuo, penso che tu sia proprio così caratterialmente e per quanto possa stringere i denti e guardare oltre, credo che non arriverò mai a viverti bene...non posso esserti amico perché ti amo e non posso accontentarmi di un gioco condotto solo ed esclusivamente da te...se è vero che ti ha messo tristezza l'idea che io a giorni potrei partire, non lo dimostri stando tutti i giorni coi tuoi amici e nei ritagli di tempo con me...non sono egoista se dico queste cose. Io ti capisco, ma tu non capisci me nel dirmi <oggi no,poi vediamo...stai tranquillo...capisci>...sta di fatto che io sto a girarmi i pollici e sto solo come un cane in questa città di merda, a passar le mie giornate tra TV, internet e libri..che fine ho fatto? Non merito questo...non merito di stare sempre ad attendere.”

Il pensiero di fondo sull’esito di quanto scritto via mail e non più via sms è sempre lo stesso, ovvero che ad esso non seguirà alcuna risposta, se non uno sbuffare di fronte a cose interpretate in un modo errato, lette in modo frettoloso e con una predisposizione non troppo adatta. Domenica pomeriggio, odio la domenica, ma credo di averlo già detto più volte, se non altro a me stesso...giorno successivo al primo sabato, dopo non so quanto tempo, concesso come giorno di “udienza” straordinario, forse perché ci si sente in dovere nei miei confronti! E' sempre un punto interrogativo la mia vita sentimentale, non so quando arriverà il momento di viverla in modo limpido e priva di ogni adattamento unidirezionale. Venerdì ero con l’umore alle stelle e lo dimostra il fatto che non abbia scritto nulla in merito, perché quando son felice non lo dico, forse lo do per scontato…ad ogni modo è stata una gioia durata il tempo di esprimerla velocemente a chi non ha voluto condividerla con me quel giorno, perché ci sarebbe stato modo di farlo il giorno dopo. Cogliere l’attimo è una filosofia che appartiene a pochi, il che non può che aver effetti devastanti su un inguaribile pigro-attendista come me, che ogni tanto decide di vivere come se domani fosse l’ultimo suo giorno di vita. Si è aperta, anche se per pochi istanti, una speranza di evasione da Taranto…peraltro imminente. La risposta è stata, in tarda notte, “Comunque mi hai dato una brutta notizia, cioè quella che partirai, sto un po’ giù”…detto questo, avrei voluto rispondere: “perché-cazzo-non-muovi-quel-culo-e-vivi-appieno-gli-eventuali-ultimi-giorni-di-mia-permanenza-in-terra-jonica?”. Perché c’è sempre domani e poi “tranquillo”, “capisci”, “mi devo dividere tra i vari impegni e le varie persone”…”Senza parole” sarebbe la scritta da metter sotto questa “vignetta”, ma di parole da parte mia ce ne son sempre troppe e non posso restar indifferente rispetto a “stupide promesse” fatte con tanto di stretta di mano nell’impegnarci a frequentarci, a vederci sempre, salvo eventuali impegni ai quali non devo replicare con “paranoie” che potrebbero solo distruggere anche un’eventuale amicizia. Ma chi cazzo la vuole la sua amicizia? Perché si fanno “stupide promesse” se poi non si intende mantenerle? Perché si parla di “cuore a me aperto” se poi, nei fatti, non cambia un emerito cazzo? Non capisco e se non capisco voglio vederci chiaro. Le situazioni ambigue mi rendono fortemente inquieto, non mi va di esser presentato come “amico” alla stregua di persone definite tali che non hanno alcuna identità, perché la sua vita deve restar tale, priva di ogni ingerenza, avara di dettagli che possano rassicurare, anche solo in minima parte, il mio sentirmi costantemente inquieto ed in attesa di non si sa cosa…di una gran presa per culo? Finisco quel che posso fare per cercar di cambiare una vita che non è la mia e poi “beh ciao”?? Non posso star con qualcuno che non dia assoluta visibilità della sua vita, dei suoi passi, delle sue frequentazioni e che mi inserisca negli spazi vuoti, quelli in cui scatta “il senso del dovere” o non c’è alcun altro tipo di impegno sociale legato al suo paesello. Ho bisogno di considerazione e di esser coinvolto, altrimenti mi logoro soltanto…spero che quella “speranza lunga un istante” possa prender forma e finalmente far armi e bagagli e togliermi dai coglioni…Si dice che scappare non serva perché i problemi ci seguono durante il viaggio ma a me non interessa perché ho bisogno di ossigeno e qui me lo sto togliendo da solo.

 
 
 
Dying In The Sun  (The Cranberries)
Do you remember
The things we used to say ?
I feel so nervous
When I think of yesterday

How could I let things
Get to me so bad ?
How did I let things get to me ?

Like dying in the sun
Like dying in the sun
Like dying in the sun
Like dying x2

Will you hold on to me
I am feeling frail
Will you hold on to me

We will never fail

I wanted to be so perfect you see
I wanted to be so perfect

 
 
1月23日

SMS da bozze

 

Oggi troppi segnali mi fanno pensare al fatto che sia arrivato il momento di mettere uno “stop” alle logoranti attese, non essendo possibile “resettarmi” come fossi un pc e reinstallare tutti i programmi utili a farmi funzionare in modo più spedito, privo di ogni sorta di virus o programmi pesanti che rallentano il mio sistema. Dovrei imparare da chi è cresciuto molto più tardi rispetto a me ed ha capito anzitempo che, per quanto si possa amare qualcuno, è essenziale ricordarsi di volersi bene quanto basta per non uccidere la propria identità, i propri sogni, la propria dignità. Forse questa volta ho esagerato con i buoni propositi per gli altri e mi sto facendo deliberatamente del male. Ho preparato un sms, salvato nelle bozze e non so se sia o meno il caso di inviarlo,  non credo serva a molto continuare a chiedere attenzione, quando quell’attenzione dovrebbe essere il “minimo sindacale” che mi spetta per tutto ciò che ho fatto e continuo a fare…seguirebbe soltanto un ulteriore silenzio!

1月20日

Piuma

 

 

PIUMA (VERDENA)

Non c'è più un'immagine, ma sento che la vorrei con me
lo sai che c'è...io penso che ci riuscirei

Qualcuno dentro i sensi miei, qualcosa che si posa in fondo dentro me
dentro non c'è...io sento lei
poi affondo nel vuoto che io giuro che c'è
penso come sei e a come tutto urla in te
il sommergibile io giuro lo vorrei
il vuoto dentro i sensi miei
e sento che sei tutto quello che vorrei
...Che vorrei...

Mi sento invincibile e sento che ti vorrei con me
lo sai che puoi... io penso che ci riuscirei

Qualcuno dentro i sensi miei, qualcosa che si posa in fondo dentro me
dentro me (x5)

1月11日

Amore confinato (amarsi) /Amore sconfinato (autoflagellarsi)

 

Mi piace conferire al mio space una sorta di linea-immaginaria-continua per approfondire delle tematiche, per offrire nuove sfaccettature che siano in chiave personale, piuttosto che mixate alla musica o ai libri ed è bello per me, trovare dei motivi ricorrenti in uno stesso autore o in uno stesso cantante: sono indice di “matrimonio riuscito” tra me e loro. Dopo gli inflazionati Subsonica, torna  Fabio Volo con il suo nuovo libro “Il giorno in più”. Come ho già scritto in precedenza, lo apprezzo come autore perché riesce, in modo semplice, a descrivere situazioni quotidiane e pensieri intimi, comuni a molta gente e poi mi piace pensare che quando leggo di lui ci sia una qualche verità nascosta in me, che vorrei esprimere allo stesso modo, in quel preciso istante. Non ho terminato la lettura, sono solo a metà perché mi ci son dedicato per poche ore prima di addormentarmi e da soli due giorni. All’inizio ho provato un senso di delusione, forse perché le tematiche fra i vari libri si assomigliano, forse perché non riuscivo a personalizzare i contenuti, il che mi può portare a bocciare un libro ma, nell’andare avanti, ho iniziato a scorgere qualche spunto interessante. Ho trovato nel protagonista (Giacomo) una certa somiglianza con chi nei giorni scorsi mi è stato più vicino e si è ripromesso di continuare a farlo, anche a se a distanza, perché vorrebbe farmi staccare da una situazione che è chiaramente alienante per me. Parlo di Vittorio (o Super Vicky se vi aiuta di più capire chi sia). Ebbene, Giacomo vive il rapporto con la propria emotività esattamente nello stesso modo in cui lo vive Vittorio: cercando di tenersene alla larga, alzando un muro che non gli permetta di mostrare la sua vulnerabilità e rifugiandosi nel lavoro (producendo e rendendo molto di più) nei momenti in cui ha una scossa emotiva.

“L’incapacità di gestire un’emotività fragile come la mia mi ha costretto a dedicarmi totalmente al lavoro. Sentimentalmente  sono sempre stato un uomo difettato. Nel lavoro ho trovato il mio rifugio. Avevo un’arma in più, non ero mai distratto dall’innamoramento. Ho sempre avuto la convinzione di possedere l’assoluto controllo della mia vita e dei miei sentimenti, e così ho sempre pensato che l’avrei vissuta”

Ovviamente doveva pur arrivare il mio momento…il mio egocentrismo aveva sete ed andava abbeverato. Proprio poco dopo aver scritto a Vittorio via sms che il libro risultava deludente perché il protagonista non ricordava la mia emotività (al che lui mi ha risposto che fosse comunque positivo che mi ricordasse la sua) spunta una digressione da parte dello stesso protagonista da un dialogo con la sua migliore amica (Silvia). Ed è in questo passo in cui descrive un vecchio amore “alienante” vissuto dall’amica che mi ci son specchiato. Uno di quegli amori che non ti sai spiegare, che comprendi siano malati e logoranti ma che scegli, per una ragione oscura, di vivere lo stesso.

“(…) Edoardo. Quell’uomo l’aveva annientata. Nemmeno la mia amicizia l’aveva potuta aiutare. Edoardo soprannominato da noi Egoardo per via del suo pensiero rivolto sempre verso sé stesso, era una di quelle persone che prima o poi, incontriamo almeno una volta nella vita. Quelle persone che per un motivo inspiegabile e misterioso ti agganciano e non riesci a lasciare finché non ti distruggono e ti fanno in mille pezzi. Anche a persone intelligenti come Silvia. Anzi il fatto che lei cercasse di dare un senso al modo in cui si comportava l’aveva completamente mandata fuori di testa. Come un rebus di cui non trovi la soluzione. Non ho capito perché mi ha detto così! Perché ha fatto questo? Cosa voleva dire? Dove ho sbagliato? Quelle persone alle quali diamo un’importanza enorme: pendiamo dalle loro labbra, dal loro giudizio. Basta una parola negativa e tutti i complimenti che ci hanno fatto fino a quel momento non hanno più valore. Hanno il potere di annientarti o innalzarti con una sola parola. Si entra in competizione con noi stessi per avere un loro parere positivo. (…) Sono relazioni che non riesci a gestire; razionalmente capisci che ti fanno male, ma non puoi liberartene perché nascono in te le stesse dinamiche mentali di un tossicodipendente. Tutto diventa ingestibile. Perfino una cosa semplice come mandare dei messaggi al telefono diventa oggetto di dubbi universali: L’ultimo messaggio inviato è il mio, che faccio ne mando un altro perché non mi ha risposto, aspetto, chiamo con l’anonimo? Faccio quella offesa o è meglio la versione spiritosa e simpatica? Inizio a offenderlo dicendo che almeno per educazione dovrebbe rispondermi? Da amico avevo riconosciuto quella situazione tra Egoardo e Silvia  e sapevo che se avessi insistito troppo nel dirle di lasciarlo avrei perso io. In quei casi è meglio fare solamente piccoli passi, perché la persona alla quale si vuol bene non è più lei. In quella situazione è come se fosse ipnotizzata.”

 

1月9日

I know, I'm all wrapped up in sweet attrition

 

Oggi scrivo per fare da dj nel mio space e per dargli l'impronta che non tanto amo che è quella da "diario virtuale". Nei giorni scorsi mi sono dedicato nuovamente all'ascolto dei Placebo, dopo aver abbandonato ogni tipo di canzone che non appartenesse all'ultimo CD dei Subsonica che peraltro non ho ancora imparato a memoria. E' il secondo giorno che sono di nuovo solo qui a Taranto, in preda al raptus da ricerca: lavoro in tutt'Italia (annunci, concorsi, curriculum on-line) e casa a Bologna e questa volta (rispetto ai mesi di ottobre, novembre e dicembre) si aggiunge la possibilità di fare i bagagli per Milano, visto che pare abbia più possibilità di fare un terno al lotto, piuttosto che trovare un trilocale a Bologna col mio amico PG. Se il "pellegrino" sbarcasse in Lombardia raggiungerebbe  Antonietta e Vittorio (che ieri mi ha scritto un sms che conteneva una frase che ho apprezzato molto: "Giorgio bello, sappi che ho deciso di essere una presenza, seppur non fisica, fissa in questo periodo particolare della tua vita..." ) rientrati in Lombardia da poche ore...entro nel freddo all'idea che mi tocchi ancora a lungo guardare le pareti della mia stanza...cambiassero colore almeno (visto che c'è quella parete celeste che proprio non sopporto). Tra tutte le canzoni dei Placebo ho scelto "I know" (dall'album "Placebo" del 1996)...è una delle canzoni che ascolto più volentieri, soprattutto nei momenti in cui ho bisogno di lasciarmi emozionare dalle note. Di seguito al video live della canzone riporto la traduzione del testo; le frasi in grassetto sono quelle che dedico a me stesso ed al periodo "no" che non passa, anche se conservo lo stesso una vena ottimistica (per quanto non si possa scommettere sulla veridicità di quest'ultima affermazione).  

 
  
 
I KNOW (LO SO)
Lo so, tu ami la canzone ma non il cantante
Lo so, sono completamente alla tua mercè
Lo so, tu vuoi il peccato senza il peccatore...Lo so, Lo so

Lo so, il passato ti raggiungerà anche se corri più veloce
Lo so, l'ultimo della fila è sempre chiamato 'bastardo'
Lo so, il passato ti raggiungerà anche se corri più veloce

Lo so, mi tagli fuori nella mia contraddizione
Lo so, sono del tutto avvolto in un dolce logoramento
Lo so, sta chiedendo la tua benedizione

Lo so, il passato ti raggiungerà anche se corri più veloce
Lo so, l'ultimo della fila è sempre chiamato 'bastardo'
Lo so, il passato ti raggiungerà anche se corri più veloce...Lo so, Lo so

Lo so, il passato ti raggiungerà anche se corri più veloce
Lo so, l'ultimo della fila è sempre chiamato 'bastardo'
Lo so, il passato ti raggiungerà anche se corri più veloce
 
1月3日

"V-YEAR" il DANNOcapo: contro/auguri di Buon Anno!

Inauguriamo le nuove pagine del blog con l’inizio del nuovo anno. Benvenuto 2008, così come sei arrivato te ne puoi andare se sei solo il seguito di una serie di anni negativi. Sarà stato effetto del tappo di Asti Cinzano saltato all’aria a 25 secondi dalla mezzanotte a rendere quest’inizio così tremendamente triste? Non credo, ma è bello attribuire le colpe a circostanze fortuite vissute con una buona dose di scaramanzia…perché prendersela con sé stessi, quando è più semplice attribuire colpe ad altre persone, ad altri fattori? La notte di S.Silvestro l’ho trascorsa in coppia (nel senso che eravamo in due)…Capodanno alternativo in sostanza, peccato che si trattasse di coppia in senso lato: due amici che guardano “Il diario di Bridget Jones” ed improvvisano una cena (tutt’altro che frugale…mi son fatto prendere la mano nel prepararla) e si chiedono che fine abbiano fatto le rispettive “dolci-metà”…una, teoricamente depressa, è più esaltata di me, per quanto stia lavorando durante la nottata delle follie, l’altra decide di sparire nel nulla, senza dare alcun tipo di spiegazione. Tutto finisce con me che “raccolgo i cocci” di Super Vick, disperato, arrabbiato, per aver abbattuto quella barriera che tanto lo difende dalla vulnerabilità dei sentimenti. Riporto il suo “contro/sms” di Capodanno gentilmente offerto ai suoi amici più cari; “Siate liberi di esser stufi, di dire vaffanculo alle cose che non vanno bene…Liberi di piangere non per gli altri, ma per voi stessi, come un caro amico mi ha appena detto (chi sarà mai quell’amico?). E il chiodo del calendario ficcatelo nella mano di qualcuno che sicuramente vi ha fatto male, anziché nel muro”. Questo è lo slogan delle ore 5,26 del 01 gennaio 2008: “Fanculo a chi rompe gli equilibri, a chi fa del male senza ritegno, senza ricordare dove abiti il buon senso”. Ieri ero seriamente intenzionato a “sputare” addosso a molta gente, avevo deciso di abbandonare la mia proverbiale diplomazia e tornare ad esser quel “fantastico” rompi-coglioni che non accetta niente e nessuno, che rileva ogni dettaglio per usarlo come arma contro chi si nutre di contraddizioni, contro chi si lamenta per il lavoro che fa (con me  per giunta…come sparare sulla Croce Rossa), contro chi piange per amori che li hanno fatti soffrire (quando sono i primi a non sapere cosa cazzo significhi o comporti lo star in coppia…), contro chi promette e non intende mantenere, contro chi sostiene di esser chiaro e non sa quale sia la differenza tra i fondali dello Jonio e quelli del Tirreno…magari li vede limpidi allo stesso modo, contro chi scopa come se dovesse semplicemente pisciare, contro chi dichiara amore eterno dopo pochi giorni, contro chi tradisce come se stesse fumando l’ennesima sigaretta della giornata, contro chi crede che gli altri siano tenuti a conoscere il proprio “libretto di istruzioni”, contro chi sostiene di amarti e si nutre di ambiguità per poi invitarti a trombare con chiunque altro appena puoi, contro chi tende a comandare e pensa che gli altri non siano che apparecchi da azionare con un semplice telecomando. Ieri ero intenzionato a “sputare” contro molta dell’immondizia umana che mi circonda, oggi sono sconcertato da quest’immondizia…pare che non conosca limiti e che non passi nessuna compagnia di nettezza urbana a raccoglierla per poi incenerirla…Ciò che scrivo in questo istante è un piccolo angolo dello sfogo, è una sorta di desiderio affinchè le cose cambino, affinché il nuovo anno, nuovo solo per questioni temporali, possa cambiare il mio atteggiamento nei confronti delle cose e delle persone…spero di tenermi lontano da chi non è degno di pulirmi il culo con la lingua e di tornare ad avere quella splendida prerogativa, non solo di dire ciò che penso, ma di farlo spogliandomi di una diplomazia che, in fondo, vale meno di zero. E’ giusto che inizi ad uscir merda dalla bocca…o magari un sano silenzio…Buon anno a tutti! 

                                      Giorgio (e perchè no? Anche Vittorio che sottoscrive il mio augurio alternativo).