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日志


10月31日

Riflessioni da sCOPPIAto

 

Oggi è l’anniversario di una delle cose più bastarde che abbia mai fatto…5 anni son trascorsi da quel bacio appassionato scambiato con chi non avrei dovuto mai pensare in quel senso…era la notte di Halloween e ci si trovava in discoteca a Taranto ed ero così abbagliato dal senso di abbandono subito per un viaggio in Spagna iniziato un mese prima da chi credevo fosse "per sempre", così abbagliato dal sentirmi emozionato per qualcun altro, che non badai al fatto che il mio gesto potesse esser una gran bastardata…per la prima volta non guardavo in faccia niente e nessuno, per la prima volta non facevo la cosa giusta, ma la cosa che sentivo di fare: un tradimento che avrebbe avuto un sapore più intenso, più amaro, perché coinvolgeva più persone…Oggi voglio ricordar quella data per ricordarmi che la vita di coppia non mi appartiene…antipaticamente i miei sostengono che io abbia un tale carattere di merda, che non potrei mai pensare di condivider una vita con qualcuno: non mi sopporterebbe. Non credo siano queste le ragioni per dichiarare, “a cuor leggero”, che non sono fatto per la vita di coppia (in fondo è normale che nell’ambiente familiare ci si mostri in modo diverso rispetto a ciò che si è fuori dalle mura domestiche)…lo dico perché oggi ho avuto l’ennesima conferma del fatto che io rappresenti un buon “trampolino di lancio” per chi vive un amore (più o meno lungo) con me…nel post-Giorgio la gente, stanca di esser in coppia perché non convinta di voler assumersi una “responsabilità” di questo tipo, oppure timorosa di farmi del male, oppure non pronta a vivere una storia d’amore, poco dopo vive, a pieno regime, il grande amore! C’è qualcosa che non torna…chi mi conosce sostiene che io m’imbatta nella gente più strana, più bastarda, più egoista e quant’altro…io devo, inevitabilmente, riflettere su me stesso: se 10 su 10 non vanno bene, sono loro sbagliati? Piuttosto non potrei esserlo io? Oppure non si tratta neanche di stabilire chi sia sbagliato, ma solo di riconoscere qual è il proprio ruolo…io sono quello che spiana il terreno..io sono l’amante che rafforza la coppia, io sono l’anello di congiunzione tra una vita fatta di mancati amori e l’inizio di un amore, io sono quello che conservano gelosamente in un cassetto che aprono all’occorrenza per avere una parola di conforto, uno scambio di opinioni, con cui vomitare il marcio che hanno dentro…perché mai dovrei esser il partner ideale? Solo perché sono costantemente presente? Solo perché offro la libertà di esprimersi appieno come se si guardassero allo specchio dando voce a ciò di cui non parlano? Solo perché ricordo ogni singola data, ogni singolo evento? Solo perché incoraggio chi non ha fiducia nelle proprie potenzialità? Solo perché do senza che mi venga chiesto anticipando la richiesta o soddisfacendola senza la necessità di esplicitarla? Solo perché m’informo, in modo quasi maniacale, su cosa sia il loro lavoro o il loro studio, cercando io stesso di recepire al meglio le informazioni ed approfondirle a titolo di conoscenza personale per colmare eventuali mie lacune ed agevolare il dialogo anche su cose che non mi compete conoscere? Lasciatemi perdere, non voglio star con nessuno, voglio star solo e voglio concentrarmi sull’amore che provo per me stesso che, troppo spesso, va a farsi fottere per qualcuno per cui non vale la pena investir del tempo. Per quanto mi  piaccia ritenere “Giusto chi si può aggiustare” (come da intervento http://unpodigio.spaces.live.com/blog/cns!19EB6F8EA00FC693!949.entry?_c=BlogPart&_c02_owner=1), dovrei iniziare a cambiar registro…Ho letto in un post di un mio amico un lungo discorso fatto sulla gente che non ama prender responsabilità in fatto di coppia, che si arrende alla prima difficoltà, che molla subito dopo aver notato che al proprio “bianco” corrisponda un “grigio”…neanche un  “nero”..proprio a sottolineare l’assenza di volontà nel provare a convivere con le diversità, a lottare per qualcosa che possa aver il sapore di un rapporto da costruire…io sono uno di quelli che sguazza nelle diversità e che ama conviverci, condividerle, per crescere, per andar al di là dei primi ostacoli che si incontrano ma, ora come ora, le lotte contro i mulini al vento rischiano solo di violentar ciò che sono…uno che non ha troppi motivi per sorridere, eppure lo fa..perchè spera che qualcosa possa cambiare e che i mulini a vento non girino nel verso sempre opposto al mio…dico basta a chi mi toglie il sorriso, l’ironia e la capacità di rialzarmi che con tanta fatica mi guadagno...ho voluto isolarmi e pensare, sparando a zero su tu tutti ed anche su me stesso, nascondendomi dietro la musica sparate nelle orecchie…Non sono un mediocre in caduta libera, sono una persona brillante, capace di reggere qualsiasi tipo di conversazione...cazzo, sono stanco... ho bisogno di sfogarmi, a costo di risultare monotematico con chi mi conosce e conosce la natura dei miei discorsi in quest’ultimo mese…

Toc, toc, c’e’ nessuno?...Trick or treat?

Toc, toc, c’e’ nessuno? Come una particella di sodio (ormai nota in ambito pubblicitario) busso in attesa di una risposta da qualcuno che non c'è e mi accingo a contare i minuti che mancano al fatidico "no"...sollecitarlo non so quanto mi faccia bene, restare in attesa so quanto faccia male...Due settimane vissute all'insegna degli scossoni da parte di tanti amici che mi vedono particolarmente spento, forse come non mai, in attesa di un qualcosa che chiaro è, ma chiaro non sembra! Ottobre è trascorso così, in modo impietoso ed io ho permesso che accadesse! Son rimasti pochi giorni ancora di attesa...avevo bisogno di raccogliere le idee, di struggermi per qualcosa per cui non valesse e non vale la pena. Investimento  sbagliato o cosa? Nell'istante in cui vivo ciò che è "sbagliato", lo giustifico come strumento per rinsavire....dopo averlo vissuto, consumato, entro in una fase nuova: la metabolizzazione con reazioni che possono essere le più disparate....un domani vivrò la terza fase, quella in cui ciò che ha fatto male assumerà la fisionomia di qualcosa di buono per il dopo e saprò ricordare quanto sia stato bello lottare contro i mulini al vento! L'unica cosa che mi auguro per il futuro, è che ciò che ho deciso di vivere per crescere, non mi ostini a volerlo vivere di nuovo, sotto aspetti uguali in contesti e persone mutate...sarei recidivo e la cosa assumerebbe un aspetto decisamente patologico!

Vorrei bussare alla porta di qualcuno ora, dicendo "Trick or treat" ("Dolcetto o Scherzetto") e sperare in un dolce, perchè di scherzi ce se son stati troppi in questo mese per me...finalmente è finito ottobre, finalmente posso dire che il mio personale "mese sabatico" del 2007 si sta chiudendo e dovrei iniziare ad accendere una candela in una zucca per tenere lontani gli spiriti della notte, come da tradizione celtica, nel giorno del "All Hallow even" (vigilia di tutti i Santi)..

10月27日

Vita che scivola leggera, inesorabile, splendida...come la SETA

 

 

Hervé Joncour è il protagonista di “SETA”, romanzo breve, o racconto lungo che dir si voglia, scritto da Alessandro Baricco.

Destinato ad una brillante carriera militare come voleva il padre, sindaco di una cittadina al sud della Francia, Lavilledieu, a pochi giorni dal suo rientro dalla licenza, Hervé Joncour si imbatte nel personaggio più indecifrabile di questa storia: Baldabiou, sarà lui a far cambiare strada al protagonista che abbandona la vita militare per dedicarsi all’acquisto ed alla vendita di bachi da seta, che lo spingono a viaggiare dapprima in Siria ed in Egitto ed in seguito ad un’epidemia che colpisce le uova dei bachi da seta, in Giappone (definito come la terra che si trova “fino alla fine del mondo”). E’ qui che incontra l’affascinate signorotto locale, Hara Kei, uomo per il quale il villaggio vive e senza in quale non avrebbe ragion d’esistere e una donna in suo “possesso”, che sconvolge l’esistenza emotiva e sessuale del protagonista. La seta rappresenta in questo libro la metafora dell’esistenza che scivola via leggera, inesorabile, splendida così come la seta che, tenuta tra le mani, da la sensazione di stringere il nulla.

Il libro si presenta semplice, leggero, impercettibile: fatto di paragrafi brevi, mezze pagine vuote che sottolineano la struttura basata sul contrasto tra vuoto e pieno, silenzi, parole e suoni. Equilibrati i personaggi, solo a tratti si manifesta qualcosa di “scomposto”…Hélène non piange mai, lo fa solo in occasione della partenza di Baldabiou e quando chiede di esser rassicurata dal marito sul suo rientro in occasione dell’ultimo viaggio in Giappone. L’autore è straordinario nel regalarci un’immagine assolutamente introspettiva di Hervé Joncour: questo personaggio che, in una sola occasione esprime il suo stato d’animo dichiarano di provare un dolore strano, quasi fosse “un morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai”. Nella parte finale del libro si trova a vivere una vita all’insegna dell’equilibrio, fatta di abitudini quasi liturgiche, che riescono a difenderlo dall’infelicità.

Come in ogni lettura, al di là delle consuete speculazioni fatte sulle recensioni che si trovano un po’ ovunque, ci sono due cose che mi hanno affascinato: 1) la descrizione del viaggio verso il Giappone, fatta per quattro volte nello stesso modo, con la sola variante della definizione del lago Bajkal chiamato dalla gente del luogo ora “mare”, ora “demonio”,  ora “l’ultimo” ed  infine “il santo“; 2) una frase in particolare, forse quella che meno riguarda tutti i protagonisti, ma solo un personaggio in ombra, tale Jean Berbeck, ormai deceduto, che un giorno, molto prima della sua morte, aveva deciso di non parlare più. Il protagonista, nel chiedersi la ragione di questo ammutolimento sostiene che "Forse è che la vita,alle volte, ti gira in un modo che non c'è proprio più niente da dire"…è una frase che, a mio avviso, offre un’ottima chiave di lettura per l’intera opera in questione. Ieri, nelle sale cinematografiche italiane, è uscito il film “Seta”, che si sostiene ricalchi in modo fedele la descrizione ambientale e l’intera narrazione, non soffermandosi, però, sulla natura introspettiva dei personaggi.

 

10月23日

Via le mani dai blog: NO al bavaglio alla rete!

 

Mi unisco, anche se non proprio tempestivamente, al coro del popolo dei bloggers indignati per un’iniziativa decisamente antidemocratica che ha fatto molto discutere nei giorni scorsi, e continuerà a farlo, in quanto si vuole snaturare la vera essenza di un blog, ovvero la libera espressione del proprio pensiero in uno spazio virtuale. Del problema sono venuto a conoscenza pochi giorni fa, neanche a farlo apposta poche ore dopo aver riscontrato una cosa insolita sul mio blog:  nel monitorare le visite fatte al mio blog, ho realizzato un numero spropositato di letture di un “articolo” da me pubblicato in aprile, nel quale denunciavo il disservizio spesso offerto dalle agenzie interinali, ovviamente sulla base della mia personale esperienza. Il titolo, decisamente forte (“Agenzie interinali...ma vada via al cul”) conteneva il nome di un’impiegata di un’agenzia interinale da me definita “polemica ed irriverente”. Avrei potuto definirla in modo ben diverso, visto il trattamento subito, nonché l’insieme di problemi che mi ha creato a causa dei ritardi nell’invio di documentazione a me utile da presentare all’INPS per la richiesta della disoccupazione ordinaria e del CUD utile per la dichiarazione dei redditi. Ero arrivato anche ad informarmi, su suggerimento di uno stesso impiegato dell’INPS, per inoltrare formale denuncia all’Ispettorato del Lavoro ma, alla fine, ho preferito lasciar correre e, ironia della sorte, a distanza di 6 mesi, mi son trovato un commento in cui mi si minacciava di denuncia per diffamazione. Tempestivamente ho trovato on-line il testo di una sentenza nel cui incipit era scritto:

Diffamazione realizzata tramite pubblicazioni sulla rete internet - Applicazione delle norme sulla diffamazione a mezzo stampa e con i mezzi radio-televisivi - Inammissibilità.

 

Tribunale di Oristano, – GUP Dott. Elisabetta Tuveri - Sentenza del giorno 25 maggio 2000.

 

La massima:

Le norme di cui agli artt. 13 della legge 47/48 sulla diffamazione a mezzo stampa e 30 della legge 223/90 dettata in materia di diffamazione a mezzo di trasmissioni radiofoniche o televisive non possano essere applicate alla diffamazione commessa attraverso Internet, mezzo di diffusione delle informazioni del tutto peculiare, al quale, vertendo in materia penale, non può essere estesa in via analogica la disciplina dettata per la stampa o la radio o la televisione.

 

La cosa mi ha tranquillizzato, in quanto era chiaro che la diffamazione non potesse esser estesa a pubblicazioni fatte on-line ma, poche ore dopo, è esplosa in internet la diffusione di post sui blog legati alla “splendida” iniziativa presa da Ricardo Franco Levi, braccio destro di Romano Prodi: un testo di legge volto a “imbavagliare la rete”. Chi ha un blog o un sito è tenuto a registrarlo al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione) e quindi pagare un bollo, per quanto si tratti di attività informativa senza scopo di lucro. Disegno di legge fatto ad hoc per bloccare l’attività dell’attuale numero uno dei bloggers: Beppe Grillo! Quest’ultimo ha definito il sottosegretario alla presidenza del Consiglio “un signor Nessuno, eletto da nessuno” che, alla domanda su “Che fine farà il blog di Beppe Grillo?” ha risposto "Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l'Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere". Beppe Grillo rivolge il suo attacco a Prodi, definendolo un “Presidente del Consiglio inesistente” (in quanto si dichiara costantemente estraneo a ciò che viene deciso), a capo di uno schieramento che ha tradito l’elettorato e che decide, arbitrariamente, di mettere sotto controllo la Rete, senza alcuna autorizzazione. Anche il Ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, si è dichiarato concorde nel sottolineare che sia giusta la preoccupazione comune per il disegno di legge sull’editoria, in quanto appare poco chiara e lascia spazio ad interpretazioni assurde e restrittive. Se si applicasse la registrazione dei siti e dei blog, alla stregua delle testate giornalistiche on-line, si applicherebbe una legge liberticida, mirata a minare la libera informazione ed i bloggers.

Gli articoli del disegno di legge posti al vaglio sono i seguenti:

  • Art.2, che definisce il prodotto editoriale come qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento (il blog ha queste caratteristiche) che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso (la Rete rappresenta il mezzo di diffusione del blog)
  • Art.5, in cui  si specifica cosa si intenda per “attività editoriale”: ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali (il blog svolge attività editoriale nel realizzare post pubblicati in internet) nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative. (il blog non svolge che attività  gratuita e non pubblicizza nulla).
  • Art.6, in questo articolo pare che  un editore (in questo caso un blogger) che svolge attività editoriale (pubblica su internet) debba essere registrato al ROC, quindi un blogger dovrebbe assumere un giornalista, quale direttore responsabile della testata, e pagare  un bollo e sottoporsi ad  diversi processi burocratici connessi.
  • Art.7, articolo nel quale si sottolinea che, in quanto iscritti al Registro degli operatori di comunicazione (ROC) si è soggetti all’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa. Si intende, quindi,  punire chi parli male di una persona attraverso un blog iscritto al ROC, paragonandolo, in tal modo, ad un quotidiano che diffonda notizie false su una persona. Si commette reato, penalmente e pecuniariamente punibile per diffamazione.


Il 19 ottobre il sottosegretario alla presidenza del Consiglio per l’editoria Ricardo Franco Levi, ha risposto a Beppe Grillo per tranquillizzare lui e l’intero popolo di internet, sostenendo che il disegno di legge sia volto a tutelare l’editoria anche nel virtuale e che il popolo dei piccoli bloggers, come noi ragazzi, non rischi nulla. Anche se così fosse, resta dubbia la manovra fatta perché il testo degli articoli su riportati, allarga il quadro di applicazione ad ogni tipo di blog e, giustamente, si è anche pensato che l’ambiguità che caratterizza il disegno di legge in questione, sia mirato ad ingrossare le tasche di qualcuno perché, nel dubbio, onde evitare problemi di natura penale o simili, molti bloggers potrebbero ricorrere alla registrazione, pagando quanto dovuto, oppure tenderanno ad autocensurarsi, assecondando una politica volta a coprirsi le spalle, piuttosto che a pararsi il culo, attraverso leggi fatte per chiudere la bocca ad elementi di disturbo che mettono, non a torto, in discussione il proprio operato. Questo è, a mio avviso, un volersi arrogarsi il diritto di fare leggi che fanno assumere al nostro Stato la parvenza di un regime dittatoriale, in cui non si avrebbe neanche la libertà di esprimere la propria opinione. Il blog è uno spazio nato per far questo e per molti di noi una sorta di banco di scuola in cui esercitare il proprio amore per la scrittura.

 

10月22日

Proprio non lo sopporto questo tuo silenzio..mortifica il mio orgoglio!

 
>Ascolta… ascolta questa musica, il suo incalzare, la profondità delle voci di un coro che si mischiano tra loro e arrivano al Divino...vorrei far parte di loro, avverto la mia piccolezza di fronte a tanta maestosità...la senti?

    

>Certo, è una canzone che conosco…Dove sei?

>Sono in camera, ascolto musica dal pc...sono al buio, non intendo uscire...fa troppo freddo ed aspetto risposta da una collega per sapere quale sia il mio turno domani...

>.....

>Cos'hai? Come ti senti?

>Nulla...ascoltavo la tua musica...va meglio, non preoccuparti...Tra le altre cose il mio stomaco sta dando meno problemi.

>Perchè, cos'avevi?

>Te l'ho detto...crampi da oltre una settimana...un mix tra stati d'ansia e nervosismo...difficile che io esprima il mio non star bene… la mia rabbia soprattutto e tendo a somatizzare...ma so che passa!

>Capito...beh, allora ci sentiamo...baci

>Ciao...un bacio!

 

 

 

 

 

 

"Col mio ex non c'era dialogo, si stava seduti ad un caffè e non si parlava di nulla...la comunicazione era praticamente assente! Con te, invece, mi sento a mio agio e riesco a comunicare con tranquillità....mi piace questa sensazione!"....erano i primi giorni in cui ci frequentavamo...erano i primi giorni di agosto, fine estate è la mia personale stagione dell'amore...è il mese in cui si blocca la vena "ballerina" e mi soffermo a conoscere qualcuno in modo più approfondito...L'amore per me è nel segno del Leone, ormai è un dato di fatto, non posso parlare di semplici statistiche! Quella sua frase oggi mi rimbomba nella testa in modo prepotente,  sono tante le parole dette a voce, di persona, per telefono o lette in un sms, ma quella frase oggi vince su tutte, perché è emblematica in questo periodo… perchè sono arrivato ad un punto morto: quello in cui avverto in modo forte il sentirmi mortificato da un dialogo che non va...Io sarei stato l'anti-ex in termini comunicativi, oggi sono esattamente sul suo stesso piano....ex anch'io e privo di dialogo...

Ogni frase non è che una forzatura, non si va oltre il chiedersi cosa si sia fatto durante la giornata e quale sia l'umore...ogni frase che esuli dalle domande "di servizio" (quelle obbligate in un dialogo tra due persone qualunque che non hanno molto da raccontarsi e si soffermano ai convenevoli), viene puntualmente interrotta da un "beh, ciao"...

Per quanto mi piaccia, in periodi anche non troppo brevi, chiudermi tra le 4 pareti della mia stanza, ascoltare la musica che scelgo, leggere un fumetto, piuttosto che un libro, scrivere qualcosa, guardare la TV, in compagnia solo di quei suoni, senza "interferenze" esterne, odio non sapere cosa dire nell'interagire con qualcuno...e questo odio aumenta, nel momento in cui si tratta di una persona a me cara...mortifica la mia natura, mortifica i miei sensi...Mi vengono in mente tante canzoni in cui si parla di "silenzio"...potrà anche esser "d'oro", ma per me non si può vivere nel silenzio se ci sono voci che mi gridano dentro e che graffiano la gola, si arrampicano incessantemente perchè vorrebbero uscir fuori, ma qualcuno, o forse io stesso, impedisce loro di farlo..."migliaia di persone, o forse più persone che parlavano senza emettere suoni, persone che ascoltavano senza udire, persone che scrivevano canzoni che le voci non avrebbero mai cantato e nessuno osava disturbare il suono del silenzio! <Stupidi> io dissi, <voi non sapete che il silenzio cresce come un cancro,ascoltate le mie parole che io posso insegnarvi, aggrappatevi alle mie braccia che io posso raggiungervi>…Ma le mie parole caddero come gocce di pioggia, e riecheggiarono nei pozzi del silenzio" (trad.tratta da "The sound of silence" di Simon & Garfunkel)...è questo ciò che mi spaventa...incitare a parlare, incitare ad ascoltare, e rendermi conto che le mie possano esser parole che scivolano addosso fino a cadere "nei pozzi del silenzio"...

A volte, quel che cerco, è solo la possibilità di esprimere qualcosa...qualcuno a cui poterla esprimere senza riserve...ed a volte mi ostino a farlo con chi è stanco di ascoltare o non ha mai avuto la forza o la capacità di farlo...perchè dalla mia bocca possono uscir parole che avrebbero un suono inappropriato in quel momento...è come se fosse un dire "non parlare, perchè so cosa vuoi dire e potresti solo farti male..."...

 

"Ti immagino mentre ascolti al buio musica nella tua stanza...per un attimo vorrei cogliere i tuoi pensieri, perchè mi affascina l'immagine di te che ti fai cullare dalla musica" questo avrei voluto dire a voce, questo è ciò che ho scritto via sms dopo quella breve conversazione telefonica riportata all'inizio di quest'intervento... Risposta non c'è stata: ignorato, questo il risultato di una lotta volta a ristabilire una comunicazione, a far luce su situazioni tutt'altro che chiare...

"Ci sono cose in un silenzio che non m'aspettavo mai, vorrei una voce ed improvvisamente ti accorgi che il silenzio ha il volto delle cose che hai perduto" (tratto da "La voce del silenzio" di Mina, canzone che ho apprezzato tantissimo nella versione di Petra Magoni & Ferruccio Spinetti e che ora sto scaricando nelle varie interpretazioni fatte da diversi cantanti)...L'impegno di cui accennavo nell'intervento del 12 ottobre (Ah cuore, ma vaffanculo!…dai spazio alla mia testolina che va troppo spesso in tilt!) "aiuta il muto a parlare", non ha portato a nulla, se non ad accelerare il processo della fine di un rapporto nel quale cominciavo a credere, forse perché immaginavo un discorso di proiezione futura, forse perché al rientro da Bologna era una delle cose in cui volevo investire per iniziare ad aver certezze che, più passa il tempo, è più vengon meno! Unica cosa certa pare sia il potere della tecnologia: va di moda lasciar qualcuno via sms…(ma esiste anche chi è più “fortunato” e viene lasciato in modo ancor più freddo, attraverso una mail)…che splendore l’innovazione! Il titolo di quest’intervento non è che una frase di una delle canzoni, a mio avviso, più belle dei Negramaro, “Gommapiuma”, penultima traccia del loro primo album. Mi sarebbe piaciuto incorporare il video della canzone per condividerla con chi mi legge e non la conoscesse, ma “youtube” non mi è stato di aiuto in questo caso!                               
 

GOMMAPIUMA (Negramaro – album 000577 del 2004)

Non provi alcun rancore ? non senti più dolore?
ma quel che non sopporto e’ questo tuo silenzio !

Mortifica il mio orgoglio, scendi in basso al mio livello,
picchia forte sui miei denti, succhia e sputa il mio veleno.

Forse non hai capito, se vuoi te lo ripeto:
proprio non lo sopporto questo tuo silenzio !

Rinuncia al tuo controllo, grida forte il tuo disgusto,
spargi tanto sale sulle mie ferite aperte.
costringimi a implorarti, ridi delle mie paure,
spingi fino in fondo nel mio cuore il tuo coltello…

10月19日

Memoria storica

 
 
Se c'è una cosa in cui credo fermamente è la capacità di vivere il presente senza dimenticare il passato e senza farsi schiacciare troppo dalle ansie dovute all'incertezza sul futuro, per quanto viva, in quanto essere pensante e dotato di intelligenza, momenti di sconforto per un presente che, proiettato nel futuro, potrebbe risultare decisamente piatto e triste. Il tempo è un fattore che condiziona parecchio le nostre vite e l'ideale sarebbe riuscire a viverlo in maniera misurata. Sbagliato, a mio avviso, l'atteggiamento di chi rimugina troppo sul passato, forse eccessivo l'atteggiamento di chi vive troppo alla giornata, stressante quello di chi pianifica nel dettaglio il futuro. So per certo di non appartenere alla categoria di coloro che pianificano...al limite mi concedo di sognare il futuro (che si tratti di sogni o incubi, questo è tutto da vedere..dipende da come mi sento in quel preciso istante) ma, nel dondolare il mio equilibrio tra il primo ed il secondo atteggiamento, sicuramente incorro in fattori destabilizzanti. Per ridurre le instabilità, dovrei esser meno dipendente dal tempo ma, per quanto possa sembrare "romantica" come visione, c'è una costante che mi caratterizza: la volontà di preservare la mia memoria storica... non provo grande simpatia per chi, con molta facilità, la rimuove. Forse chi lo fa è "degno" figlio della nostra epoca, nella quale si assiste ad una mera crisi della memoria storica, dovuta al fatto che il presente non è sicuro e tantomeno il futuro, così la concatenazione tra eventi passati ed eventi presenti diventa puramente ipotetica. Vi capita mai di guardarvi indietro? E in che misura? Il passato è storia chiusa oppure vita in movimento? La visione prospettica della vita ti fa guardare persone e luoghi in modo differente, questo è vero...il passato assume un'immagine diversa nel presente, viene ridimensionato durante un percorso di crescita, come è giusto che sia, ma rappresenta un bagaglio cognitivo ed in quanto tale è sbagliato dimenticarlo, è sbagliato affermare che ora le cose siano cambiate e che si stia meglio ora piuttosto che prima, o viceversa, perchè quel prima ci ha portati a vivere ciò che viviamo ed è struttura portante di ciò che vivremo. Nel nostro vissuto esiste una molteplicità di elementi, tra loro interconnessi, che aumentano l'acquisizione della conoscenza di noi stessi attraverso spaccati di vita osservati o pensati, che sono validi fino a successiva confutazione. Se non si conservasse memoria del passato, confermare o confutare idee e comportamenti avuti nel passato diventerebbe impossibile. Non riusciremmo a riconoscere l'esistenza di quei processi reiterati che assumono la connotazione di tendenze comportamentali, nè avremmo la capacità di osservare i loro eventuali mutamenti in realtà diversificate, che permetterebbero alla nostra psiche, di creare il giusto distacco mentale che consente a quegli elementi, a quelle tendenze, di rinnovarsi.

La persistenza della memoria (1931)

E' uno dei quadri più famosi di Salvador Dalì, nel quale l’invenzione degli «orologi molli» diventa una chiave della sua pittura. Il tempo meccanico, misurabile con gli orologi, è messo in crisi dalla memoria umana, che del tempo ha una percezione ben diversa. Il tempo scorre secondo metri assolutamente personali, veloce quando si è felici, lento e pesante nella tristezza.

 

Mentre parliamo, il tempo invidioso sarà già passato

Carpe diem, locuzione oraziana meglio nota come “Cogli l’attimo” e che letteralmente significa "Cogli l'oggi", si basa sull’intento di non confidare troppo nel domani, in quanto non ci è dato di conoscere il futuro o di determinarlo, perché solo nel presente l’uomo può agire, concentrandosi sul proprio agire, cogliendo occasioni, opportunità, gioie dell’oggi che nel domani diventano ipotetiche speranze, sviluppando in modo amplificato le ansie per l’incertezza del domani. "Dum loquimur, fugerit invida aetas" ("Mentre parliamo, il tempo invidioso sarà già passato").

 

10月17日

SUBSONICA - La Glaciazione

 

La nostra è una società sazia per i tanti comforts e non si fa nulla per cercare di vedere il futuro: quasi come se si fosse ibernati! E' questo il tema del nuovo ed attesissimo singolo dei SUBSONICA, "La Glaciazione" lanciato venerdì 12 ottobre, dopo quasi due anni di "assenza", quale anticipazione del prossimo album: "L'eclissi". Dall'intervista fatta alla rock-band torinese, Samuel, il vocalist, afferma che il nuovo album sia una sorta di ritorno alle origini (anche se qualcuno parla più di un mix tra i vari album) "alle prime scintille che ci hanno animato...le prime idee di musica che abbiamo vissuto come musica importante, musica da rappresentare....è un ritorno al primo percorso di scrittura".E' un brano potente e denso di significato che avrà un forte impatto anche nel circuito delle discoteche, oltre che il naturale riscontro radiofonico e live. "La Glaciazione", così come l'intero album, rappresenta una visione simbolica, in chiave astronomica, della società attuale e del suo stile di vita. I SUBSONICA dichiarano di vivere in “Un’epoca che, a tutti i livelli, smette di percepire il futuro. E’ un’epoca esposta, inevitabilmente, alla tirannia della mediocrità”....è lo stesso sound a risultare evocativo creando una specie di scena vuota: quel vuoto, quella mediocrità di cui è vittima la nostra epoca, come fa presente la band. Il tour dei SUBSONICA inizia il 24 novembre, giorno successivo all'uscita del nuovo album e preannunciano che il palco sarà diverso dal solito, anche se non intendono dare alcuna anticipazione. 

       

 




 

10月13日

Senza Fiato: duetto inedito per Giuliano Sangiorgi & Dolores O'Riordan

Giuliano Sangiorgi (cantante dei NEGRAMARO) & Dolores O’Riordan (ex solista dei THE CRANBERRIES) duettano per la prima volta insieme interprentando l’inedito brano (scritto da loro stessi e musicato da Paolo Buonvino) “SENZA FIATO”. E’ un crescendo di energia che sottolinea il malessere dell’essere umano diviso tra la necessità di un amore e la consapevolezza di esserne in totale balìa…lascia davvero senza fiato questa straordinaria perla del panorama musicale internazionale, colonna sonora del film CEMENTO ARMATO, primo lungometraggio del regista Marco Martani, che ha come protagonisti Giorgio Faletti, nei panni del “Primario” (spietato personaggio che ha deciso che “il giro” debba esser roba sua), Nicolas Vaporidis che interpreta Diego (affascinante personaggio: non vuole essere una brava persona, perché chi fa la “giusta cosa” è destinato a soccombere e bisogna esser cattivi per non esser fottuti dalla vita) e da Carolina Crescentini, alias Asia, la bellissima e determinata ragazza di Diego. 

 

       

 
"...scivolando tra i miei passi sono sassi dentro te (dentro me) se non sei tu a muoverli /come fossi niente, come fossi acqua dentro acqua… senza peso, senza fiato, senza fango….mi travolge, mi sconvolgi, poi riasciughi e scappi via, scappi via…tu ritorni, poi mi bagni e ti riasciughi e torni mia.. torni mia, senza peso e senzo fiato non son riva senza te…"
 
 (Frase estrapolata dal testo e dedicata a chi, purtroppo, non ha saputo coglierne il senso, a chi non ha saputo cogliere me! La promuovo come colonna sonora del mio attuale sentire)

 

Mai sempicemente contenti...

 

Alta fedeltà” di Nick Hornby  è  uno dei libri che ho rispolverato negli ultimi tempi (nel senso che giaceva tra gli altri nella mia personale libreria e mi rifiutavo di leggerlo). Regalo di Franck & Teobalda in occasione del mio 29esimo compleanno, ho deciso solo durante la permanenza bolognese di leggerlo, sebbene lo consigliassi come articolo da regalo a qualcuno (quando non sai cosa regalare, un libro, un CD, sono sempre un'ottima scelta....almeno, per quanto mi riguarda). In un libro non necessariamente apprezzo tutto, a meno che non si tratti di una valutazione puramente stilistica o narrativa...la trama, nel suo complesso, può risultare deludente, forse perchè il finale è quello che, a mio avviso, ha il "dovere" di lasciare il segno. Ad ogni modo, a prescindere dalle mie "esigenze" da lettore, a volte è sufficiente poco per fare di un libro un "capolavoro"...anche una sola frase, un solo passaggio, l'importante è che io, in qualche modo, riesca a trovarmici riflesso. In questo libro ci sono 3 elementi che me lo hanno fatto amare...il primo, in ordine "cronologico", è la parte in cui parla di "compilation" e su questo mi sono soffermato in un intervento precedente ("Greatest Hits vol.Re/Donna/Alfiere/Cavallo/Pedone/Arrocco"), il secondo riguarda un passo che riporto qui sotto e nel quale mi son sentito preso in causa, dal momento che sono uno che forse si emoziona per cose così "sue", che troppo spesso trova non "adatta" la persona amata perchè non è, al pari di una canzone, di un libro, di un film, di un telefilm, "in grado" di offrirmi emozioni che realmente risultino appaganti e stabili, durature...non si è "mai semplicemente contenti" perchè divisi tra la "disperazione" e l'illusione di "sentirsi al settimo cielo".

 

“Così, forse, quando prima sostenevo che ascoltare troppi dischi può rovinare la vita, non avevo tutti i torti. Prendi David Owen, è sposato, no? Ha famiglia, si è occupato di tutte quelle cose lì, e ora è un diplomatico di primissimo piano. E il tipo entrato in negozio in giacca e cravatta e con le chiavi dell’auto, anche lui è sposato, e adesso è, non so, diciamo un uomo d’affari . Io invece non sono sposato – anzi, al momento sono meno sposato che mai – e possiedo un fallimentare negozio di dischi. Sembra quasi che se metti la musica ( e i libri, probabilmente, e i film, e il teatro, e qualsiasi cosa procuri emozioni) al primo posto, non riuscirai mai a chiarire la tua vita amorosa, e non arriverai mai a considerarla come un prodotto finito. Ci troverai sempre qualcosa da ridire, starai sempre in subbuglio, e continuerai a criticare e a cercare di dipanare la matassa finchè non va tutto a rotoli e devi ricominciare daccapo. Forse noi viviamo troppo protesi verso un apice, dico noi che assorbiamo emozioni da mattina a sera, e di conseguenza non riusciamo mai a sentirci semplicemente contenti: noi dobbiamo essere o disperati, o al settimo cielo, e questi sono stati d’animo difficili da raggiungere in una relazione stabile e solida. (….).

Vedete, i dischi mi hanno aiutato a innamorarmi, su questo non c’è dubbio. Sento un nuovo pezzo, con un cambio di accordi che mi scioglie dentro, e prima che me ne accorga, sto già cercando qualcuna, e prima che me ne accorga, l’ho già trovata. (…).. mi ero innamorato di una canzone (…): la ascoltai, e la riascoltai, e ancora, e ancora, fino a perdermi in una specie di trasognamento, e a quel punto avevo bisogno di qualcuna da sognare, e la trovai, e allora, beh, cominciarono i guai.” 

 

Il terzo elemento di questo libro è il più personale ed è legato a Franck (nome un po' inflazionato in questo space), il mio "ramo secco" più importante perchè il protagonista è praticamente lui...lui con le sue emozioni altanelanti, con i suoi squilibri, con la sua passione per la musica, con i suoi tanti amori, con la sua manìa per la vita vissuta come se fosse protagonista di un film costruito nella sua testa: è tutto amplificato ed è una cosa estremamente affascinante! Lo ringrazio per essersi "regalato" attraverso un romanzo.

 

 

10月12日

Ah cuore, ma vaffanculo!…dai spazio alla mia testolina che va troppo spesso in tilt!

 

Stanco di vedere le parole che muoiono /stanco di vedere che le cose non cambiano /stanco di dover restare all’erta ancora /respirare l’aria come lama alla gola…

 (da “Corpo a Corpo” dei Subsonica)

 

.....torno a scrivere sulle note dei Subsonica che offrono continuamente spunti al mio tanto parlare che, ogni tanto, si arresta nel virtuale per concedersi completamente al reale...Ora è tempo di rinchiudermi nel virtuale e tener lontana la vita reale, che ha dimostrato di non volermi nell’ultimo mese. Come ho detto ieri al telefono a "Tonino" (meglio noto come "skizzetto" in questo space), mi concedo qualche altro giorno per raschiare il fondo: averlo toccato non mi basta per risalire più degnamente, ai miei occhi, in superficie. In fondo non sarei Giorgio se non mi concedessi periodi di merda dopo mesi di spensieratezza e diventa un bisogno fisiologico il cadere, puntualmente, nella trappola di qualcuno nel mese di agosto, mostrare il peggio di me per poi decidere che è tempo di ripartire e mostrarmi più deciso, più convinto e non succube di qualcuno che mi mette un cappio alla gola! Sono giorni che penso a cosa scrivere e non mi attivo per farlo…sintomatico del periodo che sto vivendo: all’insegna dell’incertezza lavorativa, familiare, sentimentale…Ho provato a sdradicarmi per cercar casa e lavoro a Bologna e l'input è stato decidere, in pochi minuti, di far la valigia e salire a La Spezia per dar un senso ad un rapporto di coppia in erba che negli ultimi giorni di agosto si basava solo su sms e telefonate…”La Spezia per pochi giorni, poi ne approfitto per vedere delle case a Bologna e lasciar qualche curriculum…rientro tra una settimana a Taranto.”.  Quella settimana programmata è diventata lunga più di un mese e la permanenza ha assunto la connotazione di un fallimento: un viaggio con ritorno, uno sdradicamento solo tentato e non riuscito…perché trovar casa per me sembra un’impresa titanica:  non mi accontento e lo spazio ha sempre fondamentale importanza per me…cosa detta e scritta fino alla noia…peraltro la "condizione di ospite" è sempre a scadenza e non è affatto semplice di fronte agli svariati ostacoli in cui mi imbatto puntualmente! Son rientrato a Taranto convinto di trovar l’unica certezza che avevo: il rapporto in erba, ormai teoricamente consolidato, potevo viverlo per un po’ nella mia città ma, come ho scritto poco fa ad un amico, “C’è chi nasce per sbattersi, chi per sbattersente”…io non appartengo alla seconda categoria…il vissuto mi avrà smaliziato,mi avrà disilluso, mi avrà consentito di toccar con mano le svariate realtà che spesso, per paura, per pudore o chissà che, rifuggivo, ma è evidente che mi tocca sempre sbattermi, anche con chi si mostra innamorato…chi mollerà non sarò io! Durante gli ultimi giorni a Bologna ho scoperto che una delle “angeliche” figure che è stata al mio fianco per quasi 3 mesi si prostituisce (torna il tema de "Le due corde vocali"...."ogni donna ha un suo diario segreto, lo tiene nascosto nel cassetto del comodino...ed io l'ho trovato...si si..l'ho trovato")...ma le sorprese non son finite qui..al mio rientro l'amore in erba mi ha accolto con un “voglio tempo e spazio, non so cosa voglio dalla vita…ho bisogno di star in solitudine per capire…ma noi non ci lasciamo, io ti amo”…la sintesi di questa folle e contraddittoria affermazione, dal mio punto di vista (senza considerare quello dell’intero pianeta Terra e delle altre forme di vita che ci circondano) è “prendiamoci tempo, vediamo come va….(tanto finirà con un...) ti voglio bene, ma non credo possa funzionare, l’importante è che si resti in buoni rapporti perché ci tengo a te”….e nel frattempo impazzirò dietro inutili rincorse che mi porteranno a sbattere insistentemente la testa contro un muro…perché? Perché ho il maledettissimo vizio di legarmi a chi non si vuol far capire o chi non ha il dono della chiarezza per timore di chissà cosa! ...parole parole parole….ed ancora parole parole parole, che spesso restano mots au vent...merito questo destino fatto di parole e di attese? Riuscire ad uscirne è cosa ardua, sicuramente serve far leva sullo status mentale..l'atteggiamento è spesso gran risolutore di problemi...Allo stato attuale il mio atteggiamento non mi aiuta e non è che mi senta un granchè utile, quindi riverso la mia nullafacenza in un impegno concreto: “aiuta il muto a parlare”! Sono un dannato abitudinario-attendista che vede spiragli solo nella vita degli altri e per la propria aspetta, cosa ancora non si sa, vorrei realmente che si fermasse il tempo, vorrei non crescere più…,anzi no,voglio rimanere per sempre trentenne...Dal punto di vista lavorativo, ormai, attendo che dall’alto qualcuno mi faccia uno straccio di contratto interinale, dal punto di vista sentimentale sono ad un bivio: tutto questo è alquanto destabilizzante!

Ho vissuto storie a distanza..certo, persone diverse, circostanze diverse, distanze diverse ma, per quanto sia un accanito e recidivo sostenitore di storie a distanza, so bene quali siano i vantaggi: emozioni amplificate (gioia, gelosie, passioni, voci e parole che assumono forme più importanti e ricercate) ma gli svantaggi sono presenti sempre nella testa, di rado nel cuore e questo porta, inevitabilmente, a ritrovarsi disincantati un giorno e dire "ahh cuore, ma vaffanculo!…dai spazio alla mia testolina che va troppo spesso in tilt" e ci si trova a fare i "dannati" conti e tutto ciò che era amplificato in positivo, si ritrova amplificato in negativo e ti poni mille domande…la risposta? La conosci solo tu! (in questo mi autocito, come ricorderanno “Teobalda” & “Franck”…passato che ritorna prepotente)…

10月6日

P.A. poco attenta alle risorse umane..o alla loro selezione?

 

In data 05-10-2007 un Collaboratore Amministrativo del Ministero dell'Economia e Finanze ha scritto in un messaggio su www.neurona.it, portale di networking professionali, la seguente mail:

Ben ritrovati neuronaline,

vi propongo una nuova discussione, in considerazione  dell'attuale politica per il Pubblico Impiego poco attenta allo sviluppo delle  risorse umane. E' risaputo che, in altri contesti pubblici o privati internazionali, il dipendente statale rappresenta il fulcro per la produzione di servizi o prodotti. A vostro parere, qual'è la causa o l'ostacolo che ne impedisce lo sviluppo e quindi la valorizzazione. Cosa frena la politica per l'innovazione nella pubblica amministrazione dipendente dalle risorse umane?

-Forse la cultura nell'attribuire scarso valore alla persona quale strumento per migliorare le attività;

-Forse l'atavica propensione a considerare i pubblici dipendenti solo un'appendice di uno Stato sempre assente o poco propenso alle richieste di servizi di qualità da parte dei cittadini-contribuenti;

Cosa potrebbe far scattare al "al salto di qualità" il nostro sistema statale del pubblico impiego, cosa pensate dei soliti "rinnovi contrattuali" senza ottimizzazione risorse umane in dotazione, qual'è la vostra verità o cosa vorreste esternare?

a presto

M.

 

 

Questa la mia risposta: 

Salve,

ho letto con interesse la sua proposta di discussione e, personalmente, credo che alla base della mancata valorizzazione delle risorse umane nell'ambito della P.A., ci siano responsabilità sia da parte dello Stato, non attento ad una giusta selezione delle risorse stesse, spesso impiegate solo per questioni clientelari, piuttosto che per meritocrazia, sia da parte della maggiorparte degli stessi dipendenti che, in assenza di incertezze in fatto di stabilità occupazionale, ed in assenza dei target richiesti dal privato che lavora sulla base di "obiettivi da raggiungere", siano i primi a cullarsi sugli allori e a non desiderare altro che finisca la settimana lavorativa per godersi il week-end.

In quanto laureato precario, anzi ormai disoccupato, e pieno di risorse, di iniziativa, di creatività, di desiderio di lavorare, inviterei chi sta "in alto" a rivedere la politica della gestione delle risorse umane nella Pubblica Amministrazione, a far più spesso ricambi generazionali, e a smantellare le politiche clientelari....troppa la gente inadeguata ed incompetente nei pubblici uffici...rifletterei su questo, per poi arrivare alla valorizzazione del singolo quale elemento di una catena importante a garanzia dell'offerta di servizi al cittadino.

La ringrazio per l'attenzione, spero di non averla annoiata e confido in una sua risposta alla mia "provocazione".

A presto, cordiali saluti.

Giorgio Di Ponzio (http://giorgio-di-ponzio.neurona.it/)