Giorgio's profileUN PO' DI GIO'PhotosBlogListsMore Tools Help

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    March 02

    UN POSTO NEL MONDO

     

    TRAMA:

    Michele ha un amico, Federico..uno di quegli amici con i quali  si divide e condivide ogni cosa: appartamento, cibo, sogni, gioie, dolori, donne..

    Un giorno Federico, stanco della quotidianità e della solita routine,  decide di mollare tutto e partire....alla ricerca della "sua cosa"..

    Michele invece resta e rivedrà Federico dopo 5 anni..lo troverà cambiato. Non più inquieto, instabile emotivamente ma innamorato di una donna (Sophie) e della vita.

    Federico all’improvviso riparte, ma per un viaggio molto più lungo per poi tornare nascosto dietro gli occhi di una bambina, Angelica.

     

    VISIONE DELLA VITA E DELL'AMORE:

    "Non riesci a capire perchè analizzi i sintomi e non la malattia...il tuo problema...sta nella relazione con te stesso e con la tua vita..Anche tu chiami amore il desiderio di possedere..di appartenere a qualcuno...Nell'amare ci può anche essere una fase di innamoramento, ma non è detto che quando si è innamorati si ami veramente l'altro...non sei in grado di rimanere solo..dopo un po' hai bisogno di stare con qualcuno e quindi di subire le sue richieste..Finisci sempre col sopportare l'altro perchè è sempre meglio che stare soli..non avete molto da darvi se non le reciproche insoddisfazioni..siete semplicemente i figli delle vostre sconfitte, delle vostre paure. Finite col condividere le vostre infelicità. Siete infelici insieme e questo vi fa sentire meno soli e meno spaventati...Non hai mai pensato che amare veramente una persona significhi anche gioire della sua felicità altrove. Vuoi essere tu la sua felicità...Ti danni a voler dare..la felicità che non sai dare a te stesso..Oppure speri che possa renderti felice, la carichi di questa responsabilità e finirà col deluderti...non sono d'accordo quando la coppia diventa un modo per fuggire dalla propria vita o dalla responsabilità verso sè stessi...un giorno Zeus volendo castigare l'uomo senza distruggerlo lo tagliò in due..poi per curare l'antica ferita, inviò Amore tra gli Dei, l'amico degli uomini, il medico, colui che riconduce all'antica condizione.cercando di fare uno ciò che è due..l'altra metà da trovare sei sempre tu..".

     

    EFFETTI:

    La mia migliore amica stava per lasciare il suo ragazzo dopo anni di storia...crisi acuta nel proiettarsi emotivamente nella realtà della "condivisione dell'infelicità"..senza aver trovato la metà di sè stessa, adeguandosi ad un modello che non le apparteneva..ad una dimensione di sè stessa messa da parte per "stare con qualcuno e quindi di subire le sue richieste.."...

    Io mi son liberato di un passato fatto di condivisione dell'infelicità..durata 17 mesi...e scrivevo in una chattata..."costruisci castelli enormi, fai fatica a riprenderti dopo il crollo e basta una piccola cosa per farti rinsavire..i segni restano....ma si va avanti..La mia "cazzata" l'ho trovata in te ed in un libro, così mi sono distaccato da chi tu sai...il bello è che non hai fatto nulla per diventare la mia "cazzata"...è una cosa che ho vissuto solo io...mentalmente e basta..La "cazzata" è quella giusta, ho sempre avuto un'idea di te..mi è stata trasmessa un'idea di te , mai appurata di persona..dopo ho vissuto una cosa tutta mia....stavo una merda..non ne hai idea...una merda...mi ha ridotto una merda: consumato, appiattito, estraniato...ad un tratto ho trovato una caspita di luce in testa, stile lampadina che compare sulla testa dei personaggi dei fumetti...ed ho ritrovato la capacità di sorridere e di trovare gli aspetti positivi...La lampadina era una persona perfettamente sconosciuta..uno sguardo pieno di mille cose, un sorriso dolce, intrigante, bastardo..fa impazzire..è inavvicinabile...sfuggente...tocca e scappa..azz è in difficoltà..lo si vede in viso..lo si legge in una chattata, lo si nota nei toni di una telefonata, in un incontro casuale..è questa la lampadina..la cazzata..e Giorgio torna  a sorridere, senza alcuna aspettativa...chi se ne frega..la lampadina l'ho vista..".

     

    LA COSA:

    "Qual'è la mia cosa?"...cosa cerco...cosa voglio..non voglio adattarmi al mondo...voglio un posto nel mondo...un rifugio per il mio essere..voglio che il mondo si adatti a me...."voglio lasciarmi andare, voglio di più per me, voglio buttarmi per cadere verso l'alto" (Fabio Volo - "Un posto nel mondo")

     

    Comments (4)

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    alex reiwrote:
     
    Caro Giorgio,
    sono felice che la mia mail ti sia arrivata. Spesso le persone si stancano delle cose che scrivo, però sarei felice se tu non lo facessi, e se potessi aiutarmi a evolvere nell'arte del mio destino. Non sai quanto la musica e la danza abbiano contribuito a far fiorire questa mia luce nel buio. La scrittura mi sta nel cuore come un sole, e tuttavia i suoi raggi non si posano su nulla. Ancora il vuoto intorno. Quando scrivo abbozzo i contorni di imperi e nuove terre, anime e forme da plasmare, ma tutto è troppo vago per non impallidire al buio. E poi ci sei tu Giorgio, che mi dai coraggio. Vorrei darne anche a te. Ma non posso che tenderti la mano, da così lontano. E credimi, sarei lontano anche se i nostri corpi arrivassero a toccarsi. Mia madre dice che sono tanto, tanto lontano, come un alieno, una cosa, un enigma. Mia madre, colei che mi ha formato,e  che non sento più come reale, insieme a me.
    Un giorno parlammo dei sogni e dell'importanza di averne, di viverli, di farli fiorire. E' passato tanto tempo. E ancora credo una cosa: è sbagliato dividere la vita dal sogno, la fantasia dalla realtà, la maturità dalla fanciullezza, il giusto dal meschino. Ci può essere qualcosa di meglio, qualcosa di più felice, qualcosa di più bello, universale; ma è una scalata al cielo, senza un sotto e senza un sopra. Chi più vuole, più sale. La condanna è che la meta non c'è, il premio non esiste. C'è solo più luce, sempre più luce man mano che si continua a mettere i piedi su un gradino più in alto.
    Non fermarti, Giorgio. Gli altri non capiscono, perché gli altri sono te stesso allo specchio, e se ti guardi allo specchio non sali. Guarda il riflesso solo per infrangerlo, e ricrearlo più sopra, più in alto. Chi vorrà, ti seguirà e sarà conquistato.
     Ma la clessidra continuerà pur a scorrere... L'importante è non lasciarsi impaurire dalla sabbia che ci divora le membra, a poco a poco. C'è chi urla, chi si dimena, chi si attacca a un filo pur di tirar fuori un braccio, un piede.
    E il piano è sempre lo stesso, siamo restati nella sabbia, al primo gradino... Capisci, Giorgio, che vanità? Che tristezza. Si ha paura della morte, ma la vita eterna non sarebbe un castigo ben più grave? Quando mi toglieranno le scarpette di danza, e le note del piano, e la fantasia creatrice, chi mi impedirà di tuffarmi nella sabbia, e lasciare che il sole annerisca, e la scala si infranga?
    Vivrò solo per la speranza di fare qualcosa della mia vita, di tradurre in parole la luce che ho da sempre. Sono lieto che anche tu senta questo impeto, anche se devi essere tu a capire se davvero tutte le porte sono state aperte. Beh, me lo dicesti, ma ora ti sento deluso, stanco. E ancora ti dico, non guardare al mondo. Il mondo è piccolo, cieco, il mondo è il sipario che nasconde, illude, e delude. Io ho alzato la cortina, certo, ma solo per trovarmi escluso dalla realtà, purtroppo. Il prezzo è stato questo... e credo che sarà ancor più dura vivere i futuri anni tra due universi... sognando il varco che realizzerà il mio compito.
    E poi vorrei tanto che tu continuassi a scrivere,a coltivare se possibile una scrittura più impersonale, che ti rappresenti appieno e allo stesso tempo possa trovare qualcuno che come me in essa si identifichi. Io credo che sarebbe meglio cercarla dentro di te; siamo diversi, Giorgio, e guai se non lo fossimo! Personalmente, mi esercito con i miei "tutor" universitari (Manferlotti e Rogers) una volta a settimana, e a questi invio un episodio delle mie storie a scadenza fissa e costante. Te ne invio uno a titolo esemplificativo nel prossimo intervento a parte perchè mi dicesti che per posta le mie mail non ti arrivano e non me ne spiego il motivo.
    Manferlotti mi dice che il tempo delle esercitazioni per me è finito, e occorre lavorare a uno stile che mi caratterizzi. La mia strada è comunque il realismo fantastico, proprio dietro al naturalismo classico, un po' più "solido" del fantasy moderno.
    Quest'estate continuerò la mia saga fantarealistica, pur non trascurando i racconti. Ne ho scritti un bel po', ma ancora nessuno degno di una pubblicazione. Devo ancora lavorare molto di lima.
    Tu ti sei mai cimentato nella prosa? Quale strada senti tua?
    Spero di sentirti presto.
    Raffaele
     
    June 27
    alex reiwrote:

    Cronache di una psicosi – XXV

     

     

    All’umanità occorreva un nuovo legislatore… Oh, certo, nulla di che. Che giovanile illusione quella di voler cambiare il mondo, e di pretendere allo stesso tempo che il mondo non riesca a cambiare te…

    Eppure, cari lettori, chi scrive adesso è un posato signore di mezza età… un uomo maturo che non ripudia la minima impulsività giovanile, la più piccola (secondo l’altrui discernimento) esagerazione. Già, perché è di esagerazione che si parla, non è vero? A chi quest’ansia di perfezione non è parsa, almeno qualche volta scorrendo queste righe, un febbrile eccesso di un’anima inquieta, forse… instabile? Ed è qui che è il punto! Nulla, nulla può trovarsi di folle in una ricerca per la massima razionalità, dove tutto il vostro essere (perdono, il mio) si protende per il raggiungimento della beatitudine in Terra, della purezza proprio nel mezzo di questo porcile…

    Ma ecco che divago. Voleva solo essere una premessa all’ultima grande tappa della mia ricerca, quella che ne decretò la fine e la sconfitta, l’episodio che per alcuni segnalò la prova definitiva della mia pazzia, e che per me, invece, fu la conferma che questa nostra Terra è tutto un gran letamaio, e non puoi cercare di estirpare una radice infetta senza coprirti di fango fino al collo.

    Allora ero giovane, illuso come tutti loro, persino come Anne Benét… Ma si trattava, non lo nego, di un’illusione diversa, proiettata ben oltre il mio futuro ruolo nel genere umano. In ballo c’era una rivoluzione del sentimento, dell’estetica, della morale, dei costumi. L’avrei iniziata io, e con l’aiuto di pochi eletti sarebbe continuata dopo di me, in una catena senza fine che avrebbe portato il regno della bellezza tra noi.

    Giorno per giorno, seduto in camera coi pennelli in mano, la tela vuota, mi figuravo il nuovo pianeta redento. Una purificazione estrema, se necessario anche col fuoco e la morte, avrebbe nettato le strade e le menti dalla sterile autocommiserazione, e dalla comprensione del “brutto” e del “povero”. Ogni cosa sarebbe dovuta rinascere, altrimenti la tomba!

    Ogni mattina mi vestivo accuratamente, annodavo alla perfezione la cravatta di seta sulla camicia che Agnese mi faceva trovare pulita accanto all’armadio, sceglievo un bel paio di scarpe lucide per l’occasione, e uscivo di buonora. L’autista, secondo le mie indicazioni, mi accompagnava in luoghi differenti della città, dove poi a distanza di qualche ora tornava a riprendermi, paziente e assolutamente silenzioso. A quel che ricordo non lo udii mai pronunciare una sola parola. Era un brav’uomo, tutto sommato. Sapeva stare al suo posto, e accettare la sua inferiorità spirituale…

    Non avevo mai frequentato la città di U., neanche per le lezioni scolastiche, che mi furono risparmiate grazie ai precettori scelti per me da mio padre. La sfortunata passeggiata al parco fu la prima occasione che ebbi per valutare i suoi abitanti, i rapporti che intercorrevano tra di loro, i vari aspetti e costumi che avevano assunto nel tempo. Tutto questo, e una serie di altri piccoli, interessanti particolari su cui non mi soffermerò, contribuì alla mia risoluzione. Avrei prima studiato a fondo ogni situazione, e poi avrei agito.

    June 27
    alex reiwrote:

    Agire… era un bel problema. Come si fa a parlare di azione quando la mente pesa e duole per le infinite speculazioni, e i pochi tentativi che si fanno per venirne fuori ti si ritorcono contro? Insomma, da un certo punto di vista poteva sembrare come rubare le caramelle a un bambino, o perché no, sottrarre il violino a un vecchio. Ma se poi quelle caramelle erano amare, e il violino una truffa? Che fare? Rinunciare al pensiero di una vita, o alla vita stessa? Ahimé, ma allora la vita era troppo lunga, troppi giorni mi aspettavano ancora, e la grandiosità della missione appena intrapresa mi accendeva il cuore. Camminavo a grandi passi per le strade affollate con la mente che fremeva… e tremavo anche io. Non era raro che mi tremassero le mani dall’agitazione; le guardavo, sottili e pallide, che si torcevano, si muovevano articolando le dita come in preda a spasmi, senza che io potessi controllarle. Mi pervadeva una sorta di elettricità mentale, un’ansia d’azione a cui il mio corpo non poteva sottrarsi.. e tremava, sudava, impazziva. Mai, rinchiuso nello studio, avevo provato una simile scarica! Era come se il mondo che volevo mi implorasse, mi entrasse dentro e mi guidasse… Non dovevo far altro che assecondare i suoi voleri, e farmi mero strumento dell’era che auspicavo!

    June 27
    alex reiwrote:

    Così, con gli occhi che mi ardevano di febbre, infilavo le mani in tasca e proseguivo; raddoppiavo la velocità dell’andatura, se era possibile, malgrado non avessi quasi mai nessuna direzione prestabilita. Semplicemente mi affrettavo al compimento del mio destino. Quale, l’avrei scoperto presto.

    Di solito preferivo il centro di U. alla sua periferia immensa e disordinata; lì le strade erano ampie, la gente fredda ma educata, i bar quasi sempre puliti e ben gestiti. Vedevi passeggiare giovani coppie sorridenti mano nella mano, signore ancora piacenti e ben vestite, galantuomini in soprabito che continuamente sembravano diretti a qualche cerimonia solenne, o magari ci erano appena stati. Gli operai frettolosi, i giovani sporchi e sfaccendati, le donnine senza grazia né bellezza, non si scorgevano quasi mai, e se pure si azzardavano a metter piede in quelle strade dell’alta società, lo facevano con un’aria dimessa, umile il più possibile, camminando rasente il muro e sparendo come criminali alla prima svolta.

    L’unica pecca, quella che né lo splendore dei corsi ben puliti, né l’aria distinta delle boutiques all’ultima moda, né l’imponenza dei grandi palazzi dell’amministrazione pubblica riuscivano a cancellare, erano i mendicanti. Nulla pareva potersi opporre a questa piaga di ogni nazione, per evoluta e civilizzata che sia. Potevi frequentare il gran mondo, vestirti come un re e goderne i privilegi, mettere i piedi solo su viali lastricati di marmo…ma niente da fare! Prima o poi da lontano avresti scorto una figura semisdraiata, un vestito a brandelli appoggiato a un muro, con dentro un cumulo d’ossa macere. E pur vivo! L’odore nauseabondo che emanava ti avrebbe raggiunto anche a metri di distanza, insieme a quella finta aria implorante, a quell’immagine di scarto vitale, a quell’indecenza! Che umiliazione, che vergogna per l’umanità intera che anche solo si permetta a gente simile di piantare le tende nel cuore delle nostre città! Oh, per carità, non mi si giudichi crudele. Sono servitore vostro, il più altruista dei filantropi. È solo per il vostro bene, per la salvaguardia della vostra virtù se dico che la colpa di siffatte persone (i luridi mendicanti) è principalmente “morale”. Già  a

    prima vista gettano come un’ombra sul cuore, un velo di squallore sui pensieri più elevati, e nel mezzo di una nobile riflessione sulla Via alla Bellezza rischi di inciampare nella gamba di legno di uno storpio, di imbatterti nel ghigno sdentato di uno di quelli! Oh, ancora oggi queste parole mi riportano alla mortificazione di quando, passeggiando di fronte alla nostra antica, veneranda cattedrale, gettai lo sguardo sulla gradinata di marmo, nei pressi del portone principale. La figura immonda era lì, con il braccio teso, il volto disumano!

    June 27

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